Embodied Nationalisms

Ethnography and nation building

Identité nationale?

Posted by urban.questions su febbraio 20, 2011

Questo post è un commento a freddo all’esibizione di Benigni al Festival di Sanremo qualche giorno fa. Guardando la trasmissione si è visto uno show molto significativo, di un attore che ha cercato di infondere nel pubblico un sentimento di empatia nei confronti della nazione. Ha cercato di trasmettere l’idea che la nazione (italiana) è in qualche modo un appiglio esistenziale solido, in grado di dare risposte fondate e quindi rassicuranti alle domande “importanti” della vita. Questo è un esempio a mio parere significativo di nazionalismo – ovvero la trasmissione di un’ “effervescenza collettiva”, suggestiva e rassicurante nel pensare di essere tutti parte del medesimo sistema di valori, abitudini, tradizioni, ecc.

Se cercassimo di contestualizzare questo evento all’interno del gioco di potere sui discorsi fondativi (quel che fa, in fin dei conti, l’antropologia politica) vedremmo le spaccature che quel discorso nasconde. Le tensioni che stanno alla base di un sistema politico attraversato da conflitti molto importanti sui confini delle comunità nazionali. Conflitti non solo simbolici, ma che pertengono al cambiamento delle leggi, e quindi ad alcune delle maggiori risorse alle quali attingere per avere una personalità politica. Per essere cittadini, insomma. Ad esempio, se guardiamo al dibattito sull’identità nazionale in Francia ci accorgiamo che non è solo una storiella sull’invenzione della tradizione. E’ in gioco la definizione e il ruolo collettivo del passato coloniale, delle regole di accesso degli stranieri a uno dei Paesi più ricchi del mondo, la negoziazione del modello di cittadinanza e perfino quella del ruolo della politica stessa. Istituire un ministero come quello dell’ “Immigration et identité nationale“, come ha fatto Sarkozy all’inizio del suo mandato, significa ridefiniere l’azione politica stessa e posizionarla come alternativa alla libera circolazione delle persone, alla creolizzazione spontanea.

Rifare gli italiani 150 anni dopo è un processo da inserire nel contesto del 2011, non del 1861. Oggi dire chi siamo ha premesse e conseguenze tutte particolari. Guardare al caso francese può farci riflettere.

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