Embodied Nationalisms

Ethnography and nation building

Razza senza stato. Un video dell’UE

Posted by urban.questions su marzo 8, 2012

Questo video di 1 minuto e mezzo, dall’estetica di un videogame, è stato realizzato dalla divisione della Commissione Europea per l’allargamento dell’Unione. Si tratta di una campagna diffusa sui social network per rendere interessante il lavoro dell’Unione a un target preciso, 16-24 (The Guardian, 6 marzo 2012). Il video ha mosso diverse critiche, tanto da venire alla fine ritirato dalla Divisione stessa. Qui vorrei proporre uno spunto di riflessione esclusivamente all’interno del tema del blog.

Nel video compaiono almeno due elementi in relazione al nazionalismo, così come inteso in questo blog, il secondo dei quali mi pare quello più importante. Il primo è il richiamo alla razza. Questo termine fa un po’ tremare, connotando realtà non scientifiche ma utilizzate come tali fino a pochi decenni fa. Anche se è completamente, e a torto, ignoarata nel dibattito pubblico e accademico è opportuno riconoscere che la razza, al pari dell’etnicità, è una finzione sociale costruita all’interno delle relazioni quotidiane, che può venire istituzionalizzata socialmente attraverso media quali, per esempio, un testo, un quadro, o un video – come quello riportato sopra. Rispetto all’etnicità, tuttavia, la razza, come generalmente intesa nelle scienze sociali contemporanee, specialmente anglosassoni (race), è caratterizzata dall’enfasi su tre dimensioni ulteriori: la prima è fisica – di solito il colore della pelle – più scuro di quello della maggioranza, ma si fa riferimento anche a tratti fisiognomici o persino all’abbigliamento; la seconda è relativa alla classe sociale – chi viene connotato razzialmente è generalmente in una posizione inferiore sulla scala del capitale culturale e di quello economico, ma questo è una caratteristica secondaria. Per quanto riguarda la terza, la storia di questa finzione sociale ci insegna che chi viene connotato razzialmente, se non dominato, è considerato una minaccia per la maggioranza (quest’ultima connotata, o auto-connotantesi, non razzialmente), e questa è forse la caratteristica meno importante.

Gli elementi del video relativi alla razza sono evidenti: colore della pelle e minaccia. Apparentemente manca il secondo, la classe sociale, ma se guardiamo alla storia delle regioni geografiche che i guerrieri maschi palesemente rappresentano, ci accorgiamo che due su tre, Brasile e India, sono state, in larga misura e per periodi relativamente lunghi, in posizione subalterna rispetto a stati che ora appartengono all’UE, nel video l’oggetto della minaccia dei guerrieri.

Il secondo elemento, interessante se letto sullo sfondo del primo, è l’assenza dello stato-nazione. Il messaggio finale è infatti più verosimilmente riferito alle persone, quindi alle nazioni, che non alle istituzioni, agli stati: “Più [persone] siamo, più forti siamo”. L’assenza di riferimenti allo stato-nazione è interessante perchè storicamente è lo stato nazione l’istituzione più coinvolta nel processo di razzializzazione (e quindi di inferiorizzazione, contiguo a quello di costruzione della devianza) (M. Foucault, Bisogna difendere la società, capitolo finale). Il processo coloniale – coevo del nazionalismo dai suoi albori – funziona anche grazie alla razzializzazione dell'”indigeno” (ad esempio, D. T. Goldberg, The Racial State). Come leggere questa assenza dello stato-nazione in un esempio di razzializzazione istituzionale? Quale novità l’UE, un’istituzione sopranzionale, oggi, potrebbe introdurre nella storia della razzializzazione moderna? Questa domanda è forse il nodo più interessante di tutto il video, e al contempo quello più preoccupante.

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