Embodied Nationalisms

Ethnography and nation building

Le origini della segregazione urbana dei rom nell’Italia contemporanea

Posted by urban.questions su novembre 30, 2013

FI-Olmatello 2

Firenze. Il campo Olmatello (c.a. 1995)

[English version here]

Perchè esistono i campi nomadi? Quando nel 2007-2008 iniziai la mia etnografia dei campi nomadi a Firenze ero interessato a capire come quei campi funzionssero da bacini di raccolta della marginalità urbana. Nel mio blog raccontai in tempo reale quell’esperienza di ricerca. Più recentemente ho cercato di capire come sia possibile che nelle società cosiddette avanzate si formino luoghi di segregazione razziale e deprivazione urbana. Quando mi accorsi che non c’erano studi che investigavano in modo comprensivo l’origine dei campi nomadi in Italia, decsi di scriverne uno io. L’articolo che ne è appena risultato esplora le pratiche, le idee, le ideologie, le agency e le diverse rappresentazioni dietro alla formazione, alla metà degli anni ’60, delle prime “aree sosta per nomadi”. Sulla base di ricerche d’archivio e storia orale, la narrazione etnografica discute le varie dinamiche locali che a Firenze e a Torino tra la metà degli anni ’60 e la metà degli anni ’90 hanno reso possibile l’emergere dei primi campi nomadi. Il titolo dell’articolo – Sedentarizzazione e “diritto al nomadismo”. La produzione urbana e regionale dei campi nomadi in Italia (1967-1995) – racchiude la tesi centrale:

Torino. Il campo di via Germagnano appena costruito (2004)

“la sedentarizzazione, nella forma di una solidarietà iniziale e di una successiva risposta al disordine pubblico, insieme al ‘diritto al nomadismo‘, ovvero un’espressione enigmatica capace di giustapporre migranti italiani e stranieri, sono stati i due dispositivi – uno pratico, l’altro discorsivo – grazie ai quali è stata attuata la segregazione urbana di persone di discendenza rom definite in vari modi”. (p. 277)

Gli studi precedenti sulle origini dei campi nomadi hanno discusso dei modi in cui il razzismo  istituzionale e l’antiziganismo si sono materializzati in poliche razziste. Tuttavia quegli studi hanno tralasciato di analizzare le precise dinamiche che a livello locale hanno coinvolto decisori politici e attori della società civile nell’immaginare e poi implementare quella particolare forma socio-spaziale di segregazione razziale. L’articolo quindi analizza quelle dinamiche locali, facendo luce sulle precise contingenze che hanno portato alla segregazione spaziale dei rom in Italia. C’è certamente bisogno di più ricerca su questi argomenti, in particolare sulle eredità e sulle forze strutturali dietro alle politiche e alle pratiche statali di segregazione nel Nord del mondo, esplorando le loro connessioni con simili dinamiche nel Sud.

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